"Gesù mangiava a scrocco" di Frate Alfonso detto Tartufone


Le cose migliori le ha fatte stando a tavola

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21/03/2018       LIBRI

«Il titolo di questo libro susciterà l’indignazione di molti, l’ilarità di alcuni, la curiosità di tutti. Gli eventi narrati in queste pagine non sono nulla di nuovo, anzi. Nuovo, piuttosto, è il modo di raccontarli, di evidenziarne e coglierne i particolari. [...] Con gentilezza, ironia e discrezione, fra Alfonso sa stare vicino, sedersi all’uscio delle anime che spesso sembrano stanze buie da rassettare e ascoltare. Magicamente, sempre, succede che parlando e ascoltando nella stanza inizia a entrare luce, vien voglia di spolverare, di mettere a posto, di aprire le finestre e ricominciare. Tutto parte sempre, però, da una provocazione scomoda, posta in modo gentile, ma sempre scomoda. Ed è così, anche stavolta, con Gesù mangiava a scrocco» (dalla Prefazione di Antonella Torchiaro).

Un racconto/commento biblico, che inviterà a sorridere e che, insieme, commuoverà il lettore, alternando riflessione teologica e slang napoletano, sorrisi e richiami alla serietà della vita: un libro leggero, ma non scritto con leggerezza; un testo sorprendente, che restituisce alla spiritualità biblica un linguaggio fresco, spigliato, ma sempre capace di profondità e di concretezza.

 

Frate Alfonso detto Tartufone, Gesù mangiava a scrocco. Le cose migliori le ha fatte stando a tavola, Edizioni San Paolo 2018, pp. 208, euro 16,00.


ALFONSO LONGOBARDI, cresciuto e pasciuto a Sant’Antonio Abate (NA), entra nell’Ordine dei fratiMinimi nel 2004 e il 17 settembre del 2011, nella piazza del mercato del suo paese, viene ordinato sacerdote. Per grazia ricevuta non si registrano ancora né morte né miracoli. Attualmente vive a Roma, ma visto che «il figlio dell’uomo non sa dove posare il capo», essendo frate, da un momento all’altro potrebbe sbarcare in qualsiasi parte del mondo e anche della Luna (per Marte ci stiamo attrezzando). Gesù mangiava a scrocco è il terzo libro prodotto e, per la noia dei grandi e dei piccini, segna probabilmente la fine della sua carriera di scrittore. Ma se le cose vanno bene, l’autore ha già detto che forse “la penna al chiodo” non la mette. Le scarpette, quelle ce le ha già messe da tempo, mentre da fedele discepolo di Gesù, la “scarpetta” nel piatto ancora se la permette.


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