Domani su “Famiglia Cristiana” intervista esclusiva al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella


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17/01/2018       PERIODICI

Milano, 17 gennaio 2018 - L'antipolitica è un virus da battere. Mentre la campagna elettorale entra nel vivo, in un'intervista esclusiva al settimanale Famiglia Cristiana, domani in edicola, il Presidente della Repubblica ribadisce le regole del gioco e indica un orizzonte di principi condivisi: la Costituzione (70 anni ben portati di valori, diritti e doveri), più l'Europa, alla quale i Paesi membri devono garantire un supplemento d'anima.


Sergio Mattarella ragiona di astensionismo. «Non ho mai condiviso l’osservazione che, in fondo, va bene così perché molte democrazie sono caratterizzate da basse affluenze al voto», ha sottolineato il Presidente. «L’Italia ha una tradizione di ampia partecipazione. Una sua forte diminuzione costituirebbe il sintomo di un indebolimento della fiducia nelle istituzioni comuni e quindi uno stato di salute meno florido della democrazia». Il Capo dello Stato ha puntato al cuore del disimpegno e della disaffezione alla politica. «Non si può configurare una contrapposizione tra istituzioni mal frequentate e una mitizzata ideale società civile: sappiamo che non è così», ha puntualizzato Mattarella. «Anche i cittadini devono essere disponibili a un dialogo, a sollecitazioni costruttive, al desiderio-dovere di comprendere, ed eventualmente criticare scelte politiche prima di giudicarle sommariamente. Allo stesso modo la responsabilità verso la nostra comunità nazionale – la Repubblica – ricade anzitutto, e in misura prevalente, su chi ha chiesto e ottenuto di assumere compiti istituzionali ma essa si pone anche su ciascuno di noi cittadini, chiamati a far la nostra parte, nei ruoli propri, per il bene comune. Chi avverte autenticamente il proprio status di cittadino non si sente un creditore che esige soltanto ma avverte che siamo tutti, contemporaneamente, creditori e debitori nei nostri comportamenti. Nessuno deve chiamarsi fuori o limitarsi a guardare».

La sorgente di una comunità viva e il sigillo della libertà, rimane la Costituzione. «La nostra Costituzione, nella sua prima parte (principi, diritti e doveri, rapporto tra i cittadini, e tra essi e lo Stato) esprime con grande efficacia i migliori valori di ispirazione della convivenza», afferma Sergio Mattarella. «Lo fa con norme agili, brevi, dotate di una duttilità che le ha rese costantemente idonee a ricomprendere e disciplinare condizioni mutate nel corso dei decenni. Anche per questo è stata assunta, più volte, a modello cui ispirarsi in Paesi pervenuti più tardi alla democrazia».

«La seconda parte costituisce lo strumento della prima», prosegue il Capo dello Stato nell'intervista a Famiglia Cristiana. «Da circa trent’anni a questa parte è stata, com’è noto, oggetto di numerosi tentativi di aggiornamento, sovente riusciti quando operati su singole norme o su singoli argomenti. Non andati, invece, a buon fine quando rivolti a cambiarla complessivamente. Ma si tratta, appunto, della parte organizzativa, non di quella che raccoglie i valori di ispirazione. Non sta a me dire se le iniziative di modifica, realizzate o non riuscite, siano state opportune o inopportune. Sta invece a me dire, e far sì, che la Costituzione in vigore venga rispettata e osservata non soltanto nei suoi principi, ma anche nella sua seconda parte».

Sergio Mattarella ragiona di astensionismo. «Non ho mai condiviso l’osservazione che, in fondo, va bene così perché molte democrazie sono caratterizzate da basse affluenze al voto», ha sottolineato il Presidente. «L’Italia ha una tradizione di ampia partecipazione. Una sua forte diminuzione costituirebbe il sintomo di un indebolimento della fiducia nelle istituzioni comuni e quindi uno stato di salute meno florido della democrazia». Il Capo dello Stato ha puntato al cuore del disimpegno e della disaffezione alla politica. «Non si può configurare una contrapposizione tra istituzioni mal frequentate e una mitizzata ideale società civile: sappiamo che non è così», ha puntualizzato Mattarella. «Anche i cittadini devono essere disponibili a un dialogo, a sollecitazioni costruttive, al desiderio-dovere di comprendere, ed eventualmente criticare scelte politiche prima di giudicarle sommariamente. Allo stesso modo la responsabilità verso la nostra comunità nazionale – la Repubblica – ricade anzitutto, e in misura prevalente, su chi ha chiesto e ottenuto di assumere compiti istituzionali ma essa si pone anche su ciascuno di noi cittadini, chiamati a far la nostra parte, nei ruoli propri, per il bene comune. Chi avverte autenticamente il proprio status di cittadino non si sente un creditore che esige soltanto ma avverte che siamo tutti, contemporaneamente, creditori e debitori nei nostri comportamenti. Nessuno deve chiamarsi fuori o limitarsi a guardare».

L'Europa è la radice di valori comuni e un approdo politico. «Francia e Germania hanno progressivamente rafforzato la collaborazione fra loro: intendono rilanciare ulteriormente questo legame, stimolando anche la crescita dell’integrazione dell’Unione. L’Italia è presente nelle proposte e nella loro discussione, sia con iniziative proprie che riguardo all’agenda indicata dalla Commissione europea guidata da Juncker. Lo ha dimostrato, anzitutto, guidando con competenza il vertice di Roma, in occasione del 60° anniversario dei Trattati europei, con l’indubbio successo di un impegnativo documento che guarda al futuro, sottoscritto da tutti i 27 membri. Vi è una finestra temporale da utilizzare, fino alle elezioni del 2019 per il Parlamento europeo. Dopo quell’appuntamento, si presenterà un altro orizzonte. Si profilano due diverse sensibilità: una che tende a un’immagine di Europa “fortezza”, divisa al proprio interno da una mediocre contesa circa l’accaparramento di residui benefici, l’altra consapevole che i valori di libertà e democrazia, benessere e diritti, su cui si fonda l’idea di Europa – come ha dimostrato la lungimirante e generosa inclusione dei popoli dell’area centro-orientale del continente reduci dall’esperienza sovietica – sono validi laddove vengano condivisi con i Paesi a noi geograficamente vicini».

Infine, il rapporto con papa Francesco. «Nelle due occasioni di incontro, in Vaticano e al Quirinale, è emersa appieno una grande sintonia di orientamenti e valutazioni sulle principali questioni che il mondo di oggi presenta», confida Sergio Mattarella a Famiglia Cristiana. «Senza violare la riservatezza, posso dire che questa sintonia si è registrata totalmente anche nei due colloqui privati. Le occasioni di scambio di opinioni e di vedute, peraltro, non sono soltanto quelle di incontro diretto. Gli scambi di messaggi con il Papa in numerose occasioni, documenti pontifici, ricorrenze o anche soltanto le sue partenze e i suoi rientri a Roma, non sono formali ma costituiscono strumenti di coinvolgimento in momenti importanti del suo magistero. Conservo con particolare cura i suoi messaggi. Papa Francesco ha inciso profondamente nella sensibilità generale e nei rapporti tra le religioni. Anche per questo rappresenta un punto di riferimento, nella fiducia e nell’affetto, per credenti e non. Avere aperto il Giubileo della misericordia a Bangui, in un luogo che appare, più che periferia, il confine del mondo, e che Francesco ha definito capitale spirituale del mondo, è stato straordinario. A Buenos Aires uno studente argentino mi ha chiesto un giudizio sul Magistero di papa Francesco. Gli ho risposto che sono entusiasta».


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